lunedì 30 giugno 2008

E io invece difendo le zanzare


Estate, tempo di genocidio. È questo il modo più appropriato di definire la stagione in cui milioni di persone prendono le ferie per dedicarsi ai loro sport preferiti: nuoto, racchettoni e uccisione di insetti.

Se solo riuscissimo a vederci dall’esterno, ci verrebbe da ridere di fronte allo sconfinato arsenale messo in campo per toglierci di torno l’odiato volatile notturno: zampironi, spray, piastrine tossiche, creme repellenti, gabbie che bruciano. L’odio che nutriamo per questo animale ha plasmato persino il vocabolario, così da assegnare a una banalissima rete un nuovo nome: zanzariera.

E io invece difendo le zanzare.
Si tratta di un animale nobile e sensibile. E vi spiego anche perché.

Tutti odiano le zanzare perché - si dice - ronzano nelle orecchie e procurano prurito. Sciocchezze. In realtà tutti le odiano perché sono piccole e brutte.

Immaginiamo se al posto delle zanzare ci fossero i panda. Non sarebbe affatto piacevole avere la casa invasa da tanti orsetti bianchi e neri che ti mozzicano mentre dormi. Però nessuno oserebbe fiatare: gli ambientalisti starebbero sul piede di guerra per vigilare sulla salute dei panda. Perché sono paffuti e carini, ecco tutto. Anche se fossero dei gran rompicoglioni, nessuno si sognerebbe di ammazzarli in massa, e non riesco nemmeno a immaginare che casino succederebbe se fossero commercializzati - che so? - uno spray anti-panda o dei racchettoni schiaccia-panda.

Per le zanzare, invece, nessuno muove un dito. Non ho mai sentito Pecoraro Scanio scagliarsi contro il genocidio sistematico di questo nobile e prode insetto.

Ma le zanzare ci pungono - direte.

Ebbene, vi chiedo: perché lo fanno? Cercano del nutrimento per i loro piccoli. La zanzara femmina è un animaletto disposto, pur di sfamare la famiglia, al più schifoso dei lavori: infilarsi tra le dita dei piedi di gente sudata. Per i propri bambini rischia ogni notte di fare una fine orribile - bruciata, avvelenata o stritolata da due mani: conosco umani che non farebbero un decimo di quello che la zanzara fa per la prole.
Non è forse un gesto di una nobiltà e bontà d’animo sconvolgenti?

Anche questo dovrebbe muoverci a compassione. Ricordatelo: ogni volta che uccidete una zanzara, decine di cuccioli aspetteranno invano l’arrivo della mamma col cibo. Certo, se fossero dei mici batuffolosi la cosa ci farebbe pena, ma visto che si tratta di larve cieche e idiote noi compiamo ogni notte questo gesto crudele.

E poi pensate: ogni essere umano adulto porta dentro di sé litri e litri di sangue. E vogliamo montare su un casino se un piccolo animale se ne prende un goccetto? Egoisti! Vorreste il sangue tutto per voi! Ma come diceva Robespierre, “non permetteremo a nessuno di accumulare chili di grano mentre il vicino di casa muore di fame”.
La zanzara ruba il sangue ai ricchi per darlo ai poveri. È l’insetto Robin Hood, l’invertebrato marxista, il guerrigliero barbudos che sta nella giungla in attesa della revolucion.

Dici: ma possono portare la malaria. E che è colpa della zanzara? Immaginate quanto debba fare piacere a lei scoprire che il sangue che ha appena succhiato è infetto.

Dici: ma sono troppe perché l’equilibrio della natura si è modificato. E io dico: quale equilibrio? Ma se ‘sta natura cambia in continuazione! Pensate che solo fino a poco tempo fa andavano in giro lucertoloni alti sei metri…

Insomma, basta con questa ingiustificata e anche un po’ razzista guerra agli insetti. Annuncio sin da ora la fondazione di una Lega per la Difesa della Zanzara. Perché come diceva il proverbio ebraico: chi salva una zanzara salva il mondo intero.

(E ora vi saluto e vado a letto. Sperando di riuscire a dormire, ché ieri ‘sti cazzo di insetti mi hanno lasciato insonne.)

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domenica 29 giugno 2008

Spagna campione: cosa ci mancherà degli Europei


Adesso che con la vittoria della Spagna è calato il sipario su questi campionati Europei di Austria e Svizzera, possiamo tirare un primo bilancio. Tante sono le cose che ricorderemo e che ci mancheranno.

Ci mancherà la teutonica perfezione del sistema organizzativo, che per tutelare la sicurezza e il decoro aveva proibito i festeggiamenti per strada, lo strombazzare delle auto e lo sventolio delle bandiere. A Zurigo era consentito soltanto il festeggiamento svizzero, cioè un moderato sorriso e un gesto della manina. A Vienna una circolare del sindaco imponeva ai tifosi di festeggiare il risultato qualunque fosse, anche in caso di sconfitta; e così si è capito perché nel ’38 gli austriaci avevano accolto i nazisti con fiori e applausi: erano troppo educati per protestare.

Ci mancherà l’Olanda di Van Basten, che per un po’ sembrava la squadra più forte del mondo, finché non si è capito che il merito era tutto di Italia e Francia.

Ci mancherà la Russia di Hiddink, che sembrava uno squadrone e poi si è capito che il merito era tutto dell’Olanda.

Ci mancherà la Spagna, che sembrava uno squadrone e dopo che ha battuto l’Italia ci ha fatto comodo continuare a pensarlo.

Ci mancherà la Turchia di Terim, che ha dato l’illusione di poter ripetere l’incredibile serie di botte di culo della Grecia 2004 e poi ha perso all’ultimo minuto. Terim si è consolato trovando nuovo lavoro come barista al Billionaire di Flavio Briatore.

Ci mancheranno le dichiarazioni di Domenech, le camicie di Loew, le parate assolutamente casuali di Lehman. E poi gli inutili commenti di Bagni, Bartoletti che cerca di fare lo spiritoso a sproposito, e Cerqueti che usa “timing” per dire “scelta di tempo” ed “extra time” per dire “tempo di recupero” (che peraltro in inglese si dice “additional time”; gli extra times sono i supplementari, ma vaglielo a spiegare).

Ci mancherà la Federazione Italiana, che ogni giorno rilasciava una dichiarazione di fiducia a Donadoni, e nessuno trovava strano che Abete parlasse al telefono dalla villa livornese di Marcello Lippi.

Ci mancherà Donadoni, che faceva la formazione seguendo le indicazioni della stampa sportiva. Volevano Del Piero e metteva Del Piero; chiedevano Cassano e avevano Cassano; spingevano per Aquilani e zac! ecco Aquilani in campo. E questa è la dimostrazione che i giornalisti non potrebbero mai allenare la Nazionale; purtroppo, però, non è possibile esonerare la Gazzetta dello Sport.

Ci mancheranno le aperture di Pirlo, i cross di Zambrotta e i gol di Toni. Per la verità è un mese buono che ci mancano, e questo forse spiega tante cose.

Ci mancherà infine l’overdose di calcio. Già al terzo turno dei gironi mi sono sentito perso, con la cancellazione della partita delle 18.00. Ma adesso che si fa? Saremo costretti ad assumere il metadone del calciomercato; oppure aspettare le Olimpiadi, per sintonizzarsi alle cinque del mattino con la Cina e accorgersi di avere sbagliato giorno ed essersi svegliati di notte per vedere la lotta greco-romana.

Ma soprattutto questo Europeo mancherà tantissimo alla maggioranza di governo: approfittando del fatto che gli italiani erano distratti dal calcio, hanno approvato all’incirca 13.457 leggi ad personam. Ieri stavano per depenalizzare l’ingiuria alle alte cariche dello Stato, poi Di Pietro ha dato del magnaccia a Berlusconi e hanno fatto marcia indietro.

Sarà per un’altra volta, tranquilli. Non mancheranno le occasioni...


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venerdì 27 giugno 2008

Anticipazioni sul nuovo ddl giustizia


E' ancora fresca la notizia dell'approvazione del discusso lodo Schifani, che già si comincia a parlare di un nuovo disegno di legge per regolamentare i processi penali

Si tratterà di un ddl per tutelare ancora di più i cittadini italiani dagli abusi della giustizia distorta.

In particolare, succulente indiscrezioni riguardano una norma per regolare le priorità ai processi in corso: i tribunali saranno infatti tenuti a concludere i procedimenti in rigoroso ordine alfabetico, a partire dagli imputati i cui cognomi iniziano per Berm.

Si dovrà quindi processare prima i vari Bernardi, Bertani, Bertolini e così via fino a Zaccarelli, e infine ricominciare dalla A, anche se in verità nel frattempo saranno passati circa 25 anni e i reati dalla A alla Berm saranno presumibilmente passati in prescrizione.

"E' una norma studiata per favorire tutti i cittadini" ha dichiarato Paolo Bonaiuti di Forza Italia "e speriamo proprio che l'opposizione non faccia la solita strumentalizzazione piazzauiola e giustizialista".

Tra l'altro il ministro della giustizia Alfano ha lasciato capire che potrebbero esserci ancora dei minimi aggiustamenti al testo. Possibile infatti un'eccezione all'ordine alfabetico che lasci fuori i cognomi dalla Dell'Us alla Dell'Uu e dalla Preu alla Prez.

Ma i simpatizzanti dell'opposizione possono stare tranquilli: Walter Veltroni ha promesso che il governo non la farà franca e ha promesso un caldissimo autunno 2034 di opposizione.

martedì 24 giugno 2008

Facciamo le primarie per il ct della Nazionale



E' un'idea talmente folle che non è venuta nemmeno ad Aldo Biscardi.

Perché non spingiamo per inserire tra le riforme istituzionali l'elezione diretta dell'allenatore dell'Italia?

Pensateci. Chi vuole cominciare a raccogliere le firme per il referendum?

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lunedì 23 giugno 2008

Siamo così sicuri che internet sia un mezzo di comunicazione democratico?



Ho notato che l’argomento interessa, quindi vorrei condividere con voi alcune perplessità che ho riguardo alla Rete. Soprattutto se pensiamo al clima di generale entusiasmo che circola a proposito, tutta la retorica della “rivoluzione digitale” e della “democrazia dal basso”.

Sempre più gente ha infatti iniziato ad assumere un atteggiamento di profonda diffidenza verso i mezzi tradizionali come stampa e tv, e al contrario a fidarsi unicamente di internet come fonte di informazione. Come recita uno slogan caro ai più estremisti, “la Rete li seppellirà”.

Vi fornisco giusto qualche spunto di riflessione.

Internet non è più un mezzo di comunicazione giovane. Per quanto possa sembrarlo, per quanto si tenti di dare nuova linfa inventando concetti come il web 2.0, la Rete - nella sua forma più diffusa - ha quasi venti anni.
Venti anni sono un periodo sufficiente perché un fenomeno perda la sua originaria freschezza e “spontaneità” per essere inscatolato in teorie e in alto capiscano come manipolarlo. In fondo la televisione ha impiegato solo poco di più per passare dalle lezioni di grammatica degli anni ’60 alle ballerine scosciate degli anni ’80.

Quello che voglio dire è che, contrariamente a quello che si dice, il fenomeno della Rete non è più qualcosa di spontaneo.
A uno sguardo superficiale si può essere portati a credere che sia uno strumento che dà a tutti voce e possibilità di essere ascoltati. Nei fatti dà sì voce a tutti, ma la fetta più grossa di pubblico è destinata a pochi. Una persona che si accosti per la prima volta a internet, magari aprendo un blog, potrebbe pensare che basti una buona idea e un po’ di costanza per conquistare lettori. La realtà è ben diversa.

Dietro il successo dei siti più frequentati c’è innanzitutto un investimento in denaro. Provate a scorrere la lista dei blog di Technorati: al primo posto troverete Arianna Huffington, giornalista miliardaria grazie a un fortunato divorzio, al secondo Michael Arrington, imprenditore del ramo informatico, il terzo è a cura della società multinazionale di comunicazione NetMediaEurope e così via. D’altronde quello italiano più celebre, il blog di Beppe Grillo (attualmente al 17esimo posto), è stato creato da uno che all’atto della fondazione fatturava attorno ai 2 milioni di euro annui.

A cosa serve tutto questo denaro? A varie cose. Aprire una redazione in cui far lavorare della gente (pensate davvero che i curatori scrivano tutti gli articoli?); ingaggiare esperti di grafica e programmazione; pagare decine e decine di moderatori (sul cui operato diremo più avanti); pagare la parcella ai consulenti di comunicazione che elaborano il piano di marketing.

Quindi prima conclusione: internet non è un mezzo che offre a tutti le stesse possibilità di base. Per emergere, come in tanti altri campi, occorrono mezzi non alla portata di tutti. Certo più economici che fondare una rivista, ma in ogni caso non comuni.

Ma fosse soltanto questo. Dicevamo degli esperti di marketing. Sono sempre di più le agenzie che offrono questo tipo di servizio: elaborare un piano strategico per riuscire a spingere un sito. Non tutti hanno l’onestà di ammettere questa consulenza; alcuni, quando la notizia inizia a circolare, minimizzano.

Eppure è su questo piano che si decreta il successo di un’iniziativa su internet. E’ una questione di marketing, oramai studiato a fondo e sviscerato in tutte le sue sfaccettature. Come vendere una saponetta.

Con una differenza, però. La pubblicità in tv si rivolge a un pubblico passivo, lo raggiunge contro la sua volontà, spesso annullata dal cambio di canale.
Lo spot in Rete, invece, è lui a trovare te e farsi veicolare anche senza che tu te ne accorga. Ti arriva sulla posta in veste di forward a scopo umanitario, si attacca al tuo sito sotto sembianze di un privato disinteressato che lascia un commento al tuo blog; oppure sei tu senza pensarci a ospitarlo, mettendo nella tua sidebar il codice per il bannerino così simpatico e che ti era piaciuto tanto.

E’ per questo che si parla di messaggio virale (appunto, “viral marketing”). Perché come un virus si diffonde attraverso tanti portatori sani. Come se inserissimo lo spot del Glen Grant nel filmino delle nostre nozze...
Ed è questa la vera forza e la vera pericolosità della Rete al giorno d’oggi. Quasi nulla di quello che accade ha qualcosa di spontaneo, eppure fa sempre in modo di sembrare un’iniziativa popolare, “dal basso” appunto. Come il diavolo di certe fiabe medievali che cerca di convincerti che non esiste.

Va bene” direte voi “in fondo non è da tutti impiantare delle iniziative, e ci sta che solo pochi ci riescano. Però c’è sempre l’interattività, le discussioni, i forum, i commenti. E’ quello il vero terreno della democrazia dal basso”.

Vero e falso allo stesso tempo. C’è un forte limite a tutto questo, ed è l’anonimato.
Poter parlare senza svelare la propria identità, addirittura con la possibilità di assumerne più d’una, e farsi passare per qualcun altro, tutto questo non ha niente a che vedere con la democrazia. E’ una forma di anarchia in cui sono destinati a sopravvivere solo quelli che si fanno meno scrupoli.

Alle elezioni, in fondo, vale il principio “un cittadino, un voto”. In Rete invece è possibile tutto.

Compresa una gestione sempre più disinvolta dei commenti ai blog da parte di utenti e moderatori.
Perché dovremmo fidarci, se non possiamo mai avere la certezza che chi parla è davvero lui e lo fa per disinteresse?
Potrebbe essere un troll rompicoglioni. Potrebbe essere un troll pagato da un’azienda rivale per seminare zizzania. Potrebbe essere un moderatore che si finge un utente per indirizzare la conversazione. Potrebbe essere CHIUNQUE.
E perché, poi, quel tale commento è stato cancellato? Più passa il tempo, più i moderatori si trasformano in cani da guardia del Padrone. E il risultato è che le discussioni non sono uno specchio fedele delle opinioni della gente.

Naturalmente questo non avviene nei siti meno frequentati. Ma sono - appunto - meno frequentati e quindi non costituiscono un pericolo. Denunciare l’abuso di un famoso blogger su un sito dal basso numero di visite è come non farlo. Anche ammesso che qualcuno ti legga, non riterranno credibile la notizia. Perché ormai la credibilità si misura in... pagerank.

In conclusione, questa la mia tesi: internet non è più - ammesso che lo sia stato - un mezzo di comunicazione “innocente”. Non è più democratico o degno di fiducia della stampa e della televisione. Anzi, presenta se possibile dei rischi maggiori.

Nessun catastrofismo, per carità. Se uno sa a cosa va incontro è in grado comunque di non farsi abbagliare. Ma non pensate che gli utenti dovrebbero sapere queste cose?


A proposito di marketing virale
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Donadoni, tempo di processi



Ora che l'Italia è fuori dall'Europeo, dopo aver perso ai rigori contro la Spagna, per Roberto Donadoni inizierà il tempo dei processi mediatici.

Ma il ct può stare tranquillo: grazie al lodo Schifani, i processi non potranno avere luogo prima di un anno.

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venerdì 20 giugno 2008

Svelato l’algoritmo di Google



Da decenni gli appassionati di internet si chiedono quale mai possa essere il fantomatico algoritmo che fa funzionare il motore di ricerca di Google. Gli inventori, comprensibilmente, custodiscono con gelosia il segreto, quasi come la formula della Coca-Cola.

Ma finalmente qualcosa è emerso, grazie allo scoop del sito americano www.newfakemedia.com.
Secondo la rivista online di informatica, l’algoritmo di Google sarebbe il seguente:

random(x)

Geniale, no?










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mercoledì 18 giugno 2008

Ma perché su internet sono tutti così nervosi?



Alcuni recenti commenti mi hanno spinto a girarvi una domanda che mi frulla in testa da un po’: perché la gente che frequenta la Rete e in particolare blog e forum è sempre così irascibile?

Su internet non c’è verso di dire nulla senza che qualcuno si offenda. Qualunque opinione, anche la più civile, riceve in media reazioni terribili da parte di quelli che non la condividono. Se poi si osa scherzare, peggio ancora: sembra che gli internauti siano la razza con meno senso dell’umorismo mai partorita da Madre Terra.

Pensateci un po’. Molti dei siti più frequentati sono uno spazio in cui tanta gente che non si conosce litiga per i più futili motivi. Al primo disaccordo volano insinuazioni terribili di essere al soldo di tizio e caio, addirittura ci si minaccia. Dici: “non la penso come te” e ti rispondono “piano con le parole, stronzo!”; critichi qualche personaggio pubblico e subito decine di suoi partigiani ti riempiono di squisitezze che vanno da accuse ideologiche al peggiore vocabolario squadrista.

Per non parlare dei forum: davvero, non pensavo che ci si potesse giurare odio eterno discutendo sulle marche degli amplificatori o su qual è il miglior sistema operativo.

Quali le cause di questo fenomeno? Analizziamo qualche ipotesi.

a) le onde elettro-magnetiche: chi naviga molto passa parecchio tempo esposto alle radiazioni dello schermo del computer, magari con la connessione wireless che gli attraversa il corpo. Gli scienziati devono ancora studiare gli effetti negativi di queste onde, ma un’idea possiamo già farcela: provocano un perenne giramento di palle.

b) la comunicazione scritta: in un mondo in cui nessuno scriveva più lettere, internet ha fatto irruzione riportando a galla la comunicazione scritta; però la gente non era più abituata. Quindi le persone non riescono più a capire davvero il tono delle affermazioni altrui, in mancanza di altri segnali come l’espressione del viso e i gesti. Non è un’ipotesi da scartare. In fondo gli emoticon servono proprio a questo: un sorriso significa: “Ehi! Guarda che scherzo! Non ti offendere, ti prego!”

c) i cattivi maestri: già la comunicazione televisiva seguiva tendenze sempre più aggressive, adesso quella web è sfociata addirittura nel linguaggio bellico, tant’è che si parla proprio di guerrilla marketing. La regola per farsi ascoltare su internet è semplice: spararla grossa, urlare. Ma così anche gli utenti si abituano a questo generale clima di tensione, e commentano di conseguenza, come vittime di un gigantesco esperimento di condizionamento. Beppe Grillo dice che grazie a internet diventeremo tutti giornalisti; a me sembra che stiamo diventando tutti Vittorio Sgarbi.

Resta un’ultima ipotesi, ma è un boccone troppo amaro da digerire, e preferisco scacciare via il pensiero.
Non sarà che internet non ha cambiato nulla della società, se non il fatto di dare voce a tutti? In questo caso, la Rete non farebbe che confermare ciò che già si sospettava senza averne le prove: che cioè il 90% della popolazione mondiale è composta da perfetti idioti.

martedì 17 giugno 2008

La vittoria dell’Italia a rischio per un decreto del governo



Mentre tutti gli italiani scendono per strada a festeggiare il 2-0 sulla Francia e il passaggio del turno agli Europei, notizie poco confortanti vengono da Palazzo Chigi.

Secondo indiscrezioni, infatti, all’ultimo momento nel pacchetto sicurezza sarebbe stato aggiunto un emendamento che rende non validi tutti i gol segnati dai calciatori italiani tra il settembre 2007 e il giugno 2008.

Le malelingue sostengono che il provvedimento serva ad annullare la mancata qualificazione del Milan alla Champions League. In questo modo la classifica del campionato cambierebbe sensibilmente permettendo ai rossoneri di disputare la competizione europea.

“In realtà questo disegno di legge serve a favorire tutti i cittadini italiani” ha dichiarato Cicchitto di Forza Italia “e solo la propaganda di sinistra può farlo figurare come una legge ad personam”.

Per conto suo, Walter Veltroni ha fatto sapere che “Berlusconi ha rotto il dialogo”.

E anche noi sottoscriviamo: ha veramente rotto il dialogo.

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lunedì 16 giugno 2008

Il derby del Crucchistan



22 uomini in campo e circa 40.000 spettatori: così tanti crucchi nello spazio di 50 metri non si vedevano dal set di Schindler’s List. Ma Austria - Germania è stato soprattutto questo: il grande duello della Nazione Ariana.

Già solo la lettura delle formazioni sembrava qualcosa a metà tra “Roma città aperta” e una lezione sulla filosofia ottocentesca. Basti dire che la Germania schierava in difesa Weltanschaung, Lebensraum, Gestalt e Kristalnacht.

Il primo tempo ha mostrato quello che ci si aspettava. La Germania, cui bastava il pareggio per passare il turno, schiccherava passaggetti a centrocampo; l’Austria, costretta a vincere, provava ad attaccare, limitata però dal problema di avere l’attacco più ridicolo degli ultimi 50 anni (come già visto contro la Polonia).

Ma l’occasione più ghiotta capita al tedesco Gomez, che si vede recapitare da Klose una palla d’oro a trenta centimetri dalla porta. Distratto però dai difensori austriaci, che si producono in fragoroso e improvviso yodel, l’attaccante cicca il pallone e lo sparacchia in alto.

A parte questo guizzo, la partita scorre noiosa come una sinfonia di Stockhausen. I giocatori sembrano abbastanza appesantiti: evidentemente mangiare così tante patate non facilita la corsa e lo scatto.

Ma l’impensabile avviene al 40’ minuto. A bordo campo gli allenatori delle due squadre, Fritz e Péter, vengono a contatto e hanno un diverbio su quale sia la migliore marca di cetrioli in salamoia. Il fatto che entrambi siano alla quarta birra non facilita la calma e l’arbitro si vede costretto a espellerli. L’ultima volta che la Germania si era trovata senza un capo era stato nelle 24 ore tra il suicidio di Hitler e la presa del Reichstag da parte dei sovietici. Quanto all’Austria, il ruolo di ct viene ricoperto temporaneamente dal nonno di Heidi.

Nella ripresa ecco l’Anschluss: dopo pochi minuti la Germania passa in vantaggio grazie a un poderoso tiro di Ballack (il cui nome è preso da un famoso disco dei Sex Pistols). Il centrocampista del Chelsea festeggia correndo per il campo e urlando “Ein volk, ein land, ein fuhrer”. Sugli spalti invece grande esultanza da parte del presidente Angela Merkel, che per motivare i suoi aveva promesso di spogliarsi in caso di vittoria dell’Austria.

Nonostante il rischio, gli austriaci cercano di reagire sostituendo Altertumwissenschaft con Weltuntergangstimmung, ma la Germania è troppo solida in difesa. La partita diventa una sfida di tatticismo. Il vice allenatore tedesco, infatti, che segue una filosofia hegeliana di calcio, estrae la tattica da idee generali che sono dentro di sé e ordina il catenaccio; quello austriaco, più ancorato alla tradizione freudiana, giunge alla conclusione che la sua squadra potrà pareggiare soltanto una volta che avrà sciolto il conflitto interiore dovuto al trauma infantile dell’abbandono; quindi perde ogni speranza.

Difatti speranza non ce n’è. Non succede nient’altro e la partita finisce 1-0. Passano il turno la Germania e la Croazia che, già qualificata, ha battuto 1-0 la Polonia.

I tifosi tedeschi, contentissimi, hanno festeggiato tutta la notte con un terzo tempo a base di wurstel, senape e pogrom. E qui mi fermo, avendo esaurito i luoghi comuni. Restavano in verità ancora l’Oktoberfest e la calata dei lanzichenecchi, ma non ho trovato lo spazio.

E se vi chiedete perché mi sono abbassato a così tanti stereotipi, andatevi a vedere la pubblicità su Toni l’italiano che circolava in Germania alla vigilia degli Europei.

Ora siamo pari. Tié!

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domenica 15 giugno 2008

La Russa: "militari in campo contro la Francia"


La proposta è stata fatta nel primo pomeriggio. Il Ministro della Difesa ormai ci ha preso gusto e vuole soldati ovunque. Certo, c'è stato un po' di imbarazzo da parte di Berlusconi, che non era stato avvertito; ma in fondo i membri del governo non si telefonano più per timore delle demoniache intercettazioni...

In ogni caso, e se fosse? Potrebbe essere un'idea. Contro la criminalità non ci giurerei affatto, ma forse per passare il turno agli Europei funziona.
Sempre meglio dei retropassaggi di Zambrotta...

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venerdì 13 giugno 2008

Dateci una macumba



Tutta colpa di Wanna Marchi.
Se non si fosse fatta arrestare a quest’ora poteva risultare utilissima alla Nazionale. Perché mai come questa sera con la Romania ci sarebbe stato bisogno di un incantesimo del mago Do Nascimiento: un sacchettino di sale, un’estrazione di numeri, una qualunque magia.

O forse no. Forse stiamo soltanto pagando il rigore su Grosso con l’Australia, la goffaggine dell’Ucraina sotto porta, Ribery che sparacchia a un filo dal palo, Trezeguet che centra la traversa. Nella vita - e quindi nello sport - alla fine i conti sono sempre in pareggio.

Altra ipotesi su cui stanno speculando molto è il grande classico del Complotto Arbitrale. Certo, il gol di Toni era regolare (di due millimetri). Il rigore di Panucci era dubbio (se solo fosse consentita la sodomia in area). E subito dopo c’è stato fallo in area su Toni (ho detto “su”? scusate, volevo dire “di”).

O non sarà forse che una squadra campione del mondo non dovrebbe prendere simili gol da Paperissima?

Sia come sia, conta il risultato: Italia - Romania 1-1. Rischiamo sul serio di essere buttati fuori al primo turno.

Il che scatena un altro grande classico del nostro calcio: cercare di centrare la qualificazione grazie anche ai risultati altrui.

Le combinazioni sono tantissime. Dato per scontato che l’Italia batta la Francia (no comment), gli Azzurri passerebbero il turno nel caso in cui:

- Francia e Olanda pareggiano e l’Olanda batte la Romania;
- la Francia batte l’Olanda e Romania e Olanda pareggiano;
- la Francia batte l’Olanda e gli Stati Uniti si ritirano dall’Iraq;
- Francia e Olanda pareggiano e Sandro Bondi critica Berlusconi;
- la Francia viene decimata da un’epidemia di tifo petecchiale e la Romania è arrestata in blocco per immigrazione clandestina;
- la Francia è squalificata perché Ribery è troppo brutto
- gli Olandesi battono la Francia, ma decidono di festeggiare alla loro maniera e vengono fermati dall’antidoping;
- un’astronave precipita sullo stadio durante Francia - Olanda e rimangono vive solo Italia e Romania.

Come si vede, le speranze sono ancora molte.

Nel dubbio, fossi in loro comincerei a preparare le valige.


p.s. mentre scrivo è finito il primo tempo: Olanda - Francia 1-0. Non sarà che questa Olanda è davvero forte e la vittoria contro l’Italia non è stata un caso? Céline direbbe: la consolazione degli impifferati...


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giovedì 12 giugno 2008

Cresce l’attesa per Italia - Romania



Austria, Croazia, Polonia: ci avete riflettuto? La Germania è capitata nel girone con tre paesi che ha invaso nel passato. D’altra parte è un’eventualità statisticamente molto probabile: gli unici paesi mai invasi dai tedeschi sono stati la Svizzera, San Marino e (forse) il Liechtenstein.

Tutto questo pone grossi problemi alla formazione teutonica, perché ogni volta gli avversari scendono in campo leggermente avvelenati, avendo avuto almeno uno di loro un nonno o un bisnonno fucilato dai crucchi. Cosa anche questa comune a molte famiglie europee.

Dunque, ricapitolando, la Germania ha battuto la Polonia all’esordio e ha subìto legnate dai Croati alla seconda. Se tanto mi dà tanto la terza partita dovrebbe essere contro gli Stati Uniti e credo di immaginare il risultato. Ma forse sto confondendo con qualcos’altro.

Va bene, la pianto, tanto chi mi conosce sa che ho i miei motivi per avercela coi tedeschi.
Gli stessi motivi per cui ho simpatia per i polacchi, che mentre scrivo stanno conducendo 1-0 sull’Austria, cioè una delle formazioni più ridicole che abbia mai visto, con degli attaccanti che sembrano venuti fuori dalla scuola calcio di Luther Blisset.

Ma siamo sinceri: cosa ce ne può importare di Polonia-Austria a meno di 24 ore da Italia-Romania?
Parliamo dunque della partita degli azzurri.

Donadoni tiene come al solito il riserbo più assoluto sulla formazione. Per confondere di più i giornalisti questo pomeriggio ha costretto i giocatori a disputare la partitella di allenamento con un sacchetto di carta sulla faccia. Quando però il giocatore con la pettorina numero 10 dopo un fallo ha urlato “ma li mortacci de tu’ nonna!” qualcuno ha avuto qualche sospetto sulla composizione del centrocampo.

Tra l’altro la partitella, per meglio abituare i nostri nazionali al clima di domani, è stata disputata contro la rappresentativa di un vicino campo nomadi rom. L’ambasciatore romeno a Roma, che non ne può più di tutti questi luoghi comuni sul suo paese, ha prontamente convocato il ministro Frattini. Secondo indiscrezioni, si sarebbe limitato a dirgli: “Sa te duci in pisda mati, fraiere!”, frase che non è carino tradurre. Frattini, che non ha capito, ha ringraziato e oggi su “Il Giornale” si parlava di grossi passi in avanti nei rapporti tra i due paesi.

I giocatori romeni, però, hanno escluso di trovare stimoli da alcun motivo politico. “Lasciamo la politica distinta dal calcio” ha dichiarato Cristian Chivu “è ridicolo pensare che possiamo sentirci stimolati a battere l’Italia soltanto per il fatto che voi ci considerate tutti un branco di ubriaconi assassini”. Ma forse il suo era sarcasmo.

In ogni caso i nostri sono avversari tosti, che hanno la sicurezza degli outsider e sognano magari di ripetere l’impresa della Grecia di due anni fa. Il presidente romeno Traian Basescu ha già fatto sapere che in caso di vittoria organizzerà un pulmann scoperto per fare sfilare i giocatori in mezzo ai loro tifosi: si tratterà soltanto di ottenere il consenso da parte del comune di Frosinone.

In ogni caso Forza It... ehm... volevo dire... Popolo della Libertà! Cioè insomma, ci siamo capiti. Quella cosa lì.


p.s. Polonia-Austria 1-1. Gli austriaci sono riusciti a pareggiare nell’unico modo in cui potevano segnare: con un rigore dubbio a tempo scaduto.

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mercoledì 11 giugno 2008

Torre di Babele in Svizzera-Turchia



Seconda giornata del girone A. Svizzera e Turchia, entrambe sconfitte all’esordio, si giocavano una buona fetta di speranze qualificazione. Gara molto sentita dai tifosi, e non solo per la posta in palio: persiste ancora qualche ruggine, dovuta a una rissa tra giocatori durante un incontro di qualificazioni mondiali e al fatto che la Svizzera, per politica protezionistica, continua a vietare l’importazione del kebab.

Ma siamo onesti: a parte tra le Alpi e oltre il Bosforo, nel resto del mondo di questa partita non importava niente a nessuno. Prova ne è che la Rai ha assegnato la telecronaca a Carlo Nesti e Giuseppe Dossena. Non so se mi spiego: Dossena. Uno che da calciatore, a parte aver scaldato la panchina a Spagna ’82, è ricordato soltanto per il polemico passaggio dal Torino all’Udinese. Una roba che se chiedete a Urbano Cairo neanche sa di che state parlando.

(Certo, sempre meglio di Salvatore Bagni e le sue chicche. Tipo “abbiamo battuto pochi calcio d’angoli”. Forse si stava confondendo con l’annoso dilemma pomidoro-pomodori. Lasciamo stare.)

Va bene, lo confesso: Svizzera-Turchia mi interessava talmente poco che l’ho seguita pensando ad altro. Soltanto dopo mezz’ora ho realizzato che gli svizzeri erano i rossi e i turchi i bianchi: prima pensavo che fosse il contrario. Per di più veniva giù che Dio la mandava e la praticabilità del campo era un poco meno peggio di Perugia-Juventus del 2000.

Ma quando credevo di aver capito finalmente chi era chi, è accaduto l’arcano. Infatti al 30’ circa il turco Derdiyok sfugge ai difensori, dribbla il portiere e appoggia al centro; la palla si blocca in un pantano e ne approfitta il turco Hakan Yachin, che insacca da due passi. Però la regia assegna il gol alla Svizzera. Il turco, comprensibilmente, non ha voluto festeggiare, mentre Carlo Nesti sragionava urlando: “Il pallone si è fermato sulla pozzanghera! Si è fermato sulla pozzanghera e ha detto a Yachin: buttami dentro!”.

Succedono cose strane in questo Europeo. Giorni fa la Polonia ha perso con la Germania grazie al gol di un polacco. Ieri Svezia-Grecia è stata risolta dal gol di un serbo. Oggi segna un turco ma è la Svizzera a passare in vantaggio. Bizzarrie della globalizzazione. Sarà che sono tradizionalista, ma io ero abituato a tornei dove si fronteggiavano tedeschi di nome Rumenigge e italiani di nome Rossi, polacchi di nome Zbgniew e spagnoli Butragueno. Invece adesso ti ritrovi con danesi che fanno Mbumu Mpampa e portoghesi di cognome Swarowski.

In realtà non ci sarebbe nessun problema, se non fosse che oramai nessuno festeggia più il gol. Lo segnano sempre contro la nazione dei nonni e non sta bene. Allora vedi i dieci compagni che corrono come dei pazzi e quello che ha segnato - poverino - che vorrebbe unirsi alla festa e invece fa la faccia seria e li allontana. Magari bisbigliando: “piano, ché sennò la prossima volta che torno mi fanno la pelle”.

Inizia la ripresa e dopo 10 minuti segna il turco Senturk. “E’ il 2-0” mi dico. E invece no: stavolta il turco gioca per la Turchia ed è 1-1.

La partita si ravviva, con fasi alterne in cui entrambe le squadre hanno provato a segnare. Negli ultimi minuti è venuta fuori la Svizzera, trascinata anche dal suo calorosissimo pubblico che non faceva che urlare: “Orsù! Orsù!”. L’allenatore elvetico provava anche a ridare freschezza alla sua squadra, togliendo un brasiliano e facendo entrare uno spagnolo, e pochi minuti dopo richiamando il turco Yachin per un tipo di nome Gygax, dalla nazionalità imprecisata (forse venusiano).

Ma quando i giochi sembravano ormai fatti, al secondo minuto di recupero ha segnato la Turchia su contropiede. 2-1 e fischio finale.

La Turchia con questo risultato tiene aperte le speranze di passare il turno. La vittoria è stata festeggiata dai tifosi turchi con caroselli di macchine e canti che hanno invaso le strade di Istanbul, Berlino, Copenaghen, Oslo, Stoccolma, Londra, Dublino, Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Roma, Madrid e Lisbona.
Grande delusione invece per la Svizzera, eliminata e costretta a fare le valige e tornare a casa, cioè rimanere dov’è. Gli ultras elvetici, furiosi per il risultato, all’uscita dello stadio si sono sfogati guardando storto gli avversari. Il pronto intervento delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di 15 persone, subito processate per direttissima.

Nel pomeriggio il Portogallo ha superato 3-1 una tenace Repubblica Ceca, distratta dal fatto di non avere ancora trovato un nome più semplice per il proprio paese. Buona prestazione di Cristiano Ronaldo, che ha segnato il secondo gol e propiziato il terzo. Unico neo: lo strano colpo d’occhio ogni volta che venivano inquadrati a fianco Ronaldo e Jankulowski: mancavano soltanto un pellerossa e un poliziotto per fare i Village People.

Notizie dal ritiro azzurro. Secondo indiscrezioni, contro la Romania potrebbe essere arrivato il momento di Chiellini. Da chiarire invece chi dovrà marcarlo: Donadoni è indeciso tra Panucci e Barzagli.

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martedì 10 giugno 2008

La Grecia torna sulla terra



Adesso è chiato: il motivo conduttore di questi Europei è “la sconfitta dei Nerds”. Sembra che il dio del calcio stia puntualmente punendo quelle squadre che negli anni passati hanno vinto contro ogni pronostico, grazie al giusto mix di tenacia, bravura e botte di culo. Prima è toccato all’Italia; subito dopo alla Grecia.

C’era curiosità e attesa per il debutto dei campioni in carica, la squadra che detiene il record di aver vinto un torneo senza tirare in porta. E la partita contro la Svezia non ha deluso le aspettative: gli Scandinavi hanno provato per tutto il primo tempo a giocare a calcio, ma si sono dovuti scontrare con il blindatissimo 8-2-0 degli avversari, col numero 10 Karagounis schierato come secondo portiere.

In mancanza di meglio, i telespettatori si sono potuti godere i cori dei tifosi allo stadio. Gli svedesi intonavano un tipico canto dei loro stadi, la cui traduzione in italiano suona più o meno come “orsù volate nell’eburneo cielo a replicare le epiche imprese degli eroi”; i greci, molto più pratici, si limitavano a copiare il po-po-po-po degli italiani.

Ma alla metà del secondo tempo la svolta: il telecronista Rai veniva improvvisamente svegliato dalla notizia del gol di Ibrahimovic. Il simpaticissimo attaccante dell’Inter festeggiava il gol correndo per il campo e urlando “stronzi bastardi ve l’ho messa nel culo”; per poi finire festeggiando con una sua tipica coreografia che prevede di picchiare un bambino.

La Grecia entrava nel panico: l’allenatore tedesco Otto Reahger non aveva previsto alcun allenamento specifico per l’eventualità di uno svantaggio.Così si sono buttati tutti all’ammasso e - udite udite - hanno subito il 2-0 su contropiede. La Grecia non subiva un contropiede dal 1932.

In quel momento si è capito che non erano i greci a cantare il po-po-po-po, ma gli svedesi. I greci, fedeli alla tattica della propria squadra, erano rimasti in silenzio per evitare di attirare l’attenzione. I loro giocatori in campo, incapaci di fare altro, si sono dati da fare per difendere lo 0-2. Missione compiuta.

Nel pomeriggio la Spagna ha surclassato per 4-1 la Russia. Un’ora più tardi la penisola iberica si trovava completamente a corto di gas combustibile. Potrei anche mettere i due avvenimenti in relazione, ma anch’io ho bisogno di metano e perciò taccio. In ogni caso Grecia e Svezia sono avvertite.

Notizie dal ritiro azzurro. Donadoni ha promesso che per la prossima partita apporterà delle modifiche alla formazione: contro la Romania dovrebbe mettere in campo addirittura una difesa.










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Delusione Italia



Grande delusione ieri per i milioni di tifosi che hanno acceso la televisione in attesa della partita Italia-Olanda.
L’incontro, infatti, è stato rinviato dall’Uefa a data da determinarsi per motivi speciosi e poco chiari. Esattamente come accadde otto anni fa in occasione della finale Italia-Francia o nel 1988 con la semifinale Italia-Urss, la partita non è mai stata giocata.

In mancanza dell’Italia, possiamo quindi dedicarci a fare il punto della situazione sugli altri gironi.

Molto interessante la sfida di ieri pomeriggio tra Francia e Romania. Nonostante lo 0-0 finale, c’era parecchio interesse soprattutto intorno alla compagine balcanica, visto l’inaspettato primo posto nel girone di qualificazione. Grande l’entusiasmo dei tifosi romeni: l’affluenza era tale che per vedere l’incontro erano stati organizzati ben 150 pullmann nella sola Viterbo. Meno buoni i risultati di ascolto alla tv romena, dovuti al fatto che gli operai cinesi (che costituiscono ormai il 90% della popolazione di Bucarest) non capiscono il romeno.

Nel girone B ha fatto banco l’epica sfida tra Germania e Polonia. Tra i due paesi non corre infatti buon sangue, anche se non riesco a capirne il motivo. Alla fine ha vinto la Germania 2-0, galvanizzata anche dal messaggio di auguri inviato prima del fischio d’inizio dal Santo Padre Benedetto XVI. “Vi invito a dare il meglio e a rispettare l’avversario” diceva il Pontefice “La Polonia è un bellissimo posto, ci sono stato la prima volta nel settembre del ’39 e ci torno sempre volentieri”.

Delusione invece per i padroni di casa della Svizzera, sconfitti sabato per 1-0 dalla Croazia. I calorosissimi tifosi elvetici hanno espresso tutto il loro disappunto presentandosi sotto la sede della Federazione e mugugnando in contemporanea. Il pronto intervento delle forze dell’ordine ha però disperso i facinorosi.

Gioia sabato sera per il Portogallo. Milioni di tifosi hanno invaso le strade di Lisbona per festeggiare il 2-0 contro la Turchia. Erano infatti venti anni che il Portogallo non segnava due gol nella stessa partita; precisamente dalla partitella di allenamento con la primavera del Botafogo del maggio 1988 (finita 2-1 con un gol in fuorigioco e un rigore inesistente).
Il ct Scolari, infatti, alle prese con la cronica mancanza di attaccanti che affligge la sua nazionale, si era visto costretto a convocare per l’ennesima volta Nuno Gomez, strappandolo al suo nuovo lavoro di attore porno (nel ruolo dello sfigato che sta a guardare).
In verità un oracolo ha predetto che quando i pianeti si allineranno in un anno bisestile una vergine darà alla luce un centravanti portoghese. Nell’attesa del miracolo, i tifosi festeggiano il 2-0 con la Turchia.
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venerdì 6 giugno 2008

L’inconsolabile Chiellini


Indiscrezioni dal ritiro azzurro: Giorgio Chiellini è sull’orlo di un esaurimento nervoso.

La storia è conosciuta. Nel corso del primo allenamento dell’Italia in Austria, il terzino della Juventus si è reso protagonista di un infelice intervento che ha frantumato la caviglia del capitano Cannavaro. Al giocatore che ha alzato la Coppa del Mondo è stato diagnosticato un tempo di recupero di due mesi: avventura europea finita. Cannavaro ha comunque fatto di tutto per consolare il compagno e non farlo sentire in colpa.

Nonostante ciò, da allora Chiellini non è più lo stesso. Incapace di fronteggiare il rimorso per aver compromesso la propria squadra, il giorno successivo ha azzoppato Antonio Cassano con una scivolata di 15 metri. Il barese, che non è famoso esattamente per il fair play di Cannavaro, ha rincorso Chiellini per quattro giri di campo, minacciandolo ripetutamente di farlo sparare, sciogliere nell’acido e finire in una colonna di cemento. Calmato dal pronto intervento del ct Donadoni, Cassano si è subito calmato, accontentandosi di bucargli le ruote dell’auto.

Ma la sera Chiellini non si dava pace per l’intervento su Cassano. Così nel tentativo di sfogarsi ha inavvertitamente rovesciato un tavolo sul ginocchio di Luca Toni. Sono seguiti attimi di tensione, anche perché l’attaccante del Bayern urlava in una incomprensibile lingua mista di siciliano, fiorentino e tedesco. La diagnosi serale parlava di rottura dei legamenti.

E Chiellini sempre più depresso. Il giorno dopo l’affranto difensore ha nell’ordine: padellato in testa Rino Gattuso procurandogli un trauma cranico; spinto per errore Andrea Pirlo giù da una scarpata (frattura del femore); tormentato inavvertitamente Gigi Buffon con dei tizzoni ardenti (ustioni di 1° grado su tutto il corpo); evirato senza volerlo Alex Del Piero, che da quando fa lo sponsor all’acqua minerale è afflitto da diuresi compulsiva e passa la metà del tempo in bagno a pisciare; e così via.

Ma Donadoni non si è perso d’animo e ha presentato una lista di sostituti per rimpolpare la Nazionale decimata: Gamberini, Inzaghi, Montolivo, Toldo e Floccari.

Tempo 24 ore e anche i nuovi arrivati erano in infermeria, che cominciava ad assomigliare un po’ alla stazione ferroviaria di Via col Vento. Motivo: un Chiellini sempre più depresso e maldestro. A dire il vero Donadoni ha cominciato a chiedersi se per caso non fosse stato pagato sottobanco da Domenech. Soprattutto quando, in mancanza d’altro, ha dovuto diramare la seguente lista di convocati:

Portieri: Bistazzoni, Bucci, Garella
Difensori: Brio, Chiellini, Gelain, Gerolin, Pergolizzi, Tempestilli, Tricella, Vertova
Centrocampisti: Bonetti, Contratto, Fuser, Galia, Piraccini, Progna, Verza
Attaccanti: Borgonovo, Calloni, Ciocci, Pacione, Sclosa


Sistemata la rosa, adesso Donadoni si trova a dover scegliere il sostituto di Cannavaro al centro della difesa. Il balottaggio è tra Chiellini e Tricella, ma alla fine dovrebbe optare per Vittorio Sgarbi, che dà più garanzie di autocontrollo.

martedì 3 giugno 2008

Amedeo Gaiezza inaugura la NEP


NEP - Nuova Politica Editoriale.

Ebbene sì, signori, alle Edizioni Trabant abbiamo inaugurato una collana di narrativa inedita. E il primo titolo è una chicca.
“Le sinapsi di Evaristo” è un’opera particolarissima, misto di prosa, poesia e sceneggiatura teatrale. Un turbinoso helzapoppin, ora cervellotico, ora dissacrante, attorno a un paese ligure (Cairo Montenotte, provincia di Savona) trasfigurato da un’ottica distorta in un posto in cui la legge vieta di esporre le proprie opinioni. E a Evaristo, il Marchese di Scaletta, il surreale protagonista di questo altrettanto surreale esperimento, la faccenda proprio non va.
Ovviamente ve lo consiglio (mica sono scemo...). L'autore è un geologo con la passione per il teatro, alla sua seconda fatica dopo l'esordio per un piccolo editore locale.
Il romanzo lo potete scaricare qui.
A questo indirizzo invece potete leggere una intervista ad Amedeo Gaiezza.
Di seguito invece vi offro il filmato promozionale. Buona visione e buona lettura!